La pagina 69 dei libri

“Per decidere se comprare un libro, aprilo a pagina 69” (McLuhan)

Contrabbando, di Enrique Serpa

[Non faceva distinzione tra il male e il bene delle lo]ro azioni. Gli interessava solamente l’audacia con cui affrontavano il pericolo, che per loro, senza che se ne rendessero conto, significava nel profondo dare un senso alla vita. Per questo mentre me ne parlava se ne stava tutto impettito e con lo sguardo carico di ardore. Aveva le vene del collo gonfie e il torace ingrossato per l’entusiasmo, un entusiasmo primitivo, come la fierezza di un gallo da combattimento o il coraggio di un tombarello all’amo che lotta fino alla morte per la salvezza. In quell’istante pensai che Squalo doveva essere fatto di una sostanza strana e preziosa, forse un materiale eroico, e lo stesso poteva valere per un valoroso militare o un esploratore audace o ancora l’intrepido capo di una banda. Lui però, privo di opportunità e scenari, si rassegnava a diventare un oscuro contrabbandiere di liquori. continua a leggere

Vita agra di un anarchico, di Pino Corrias

Per lei il ricordo è una malattia. Alla sua battaglia con e contro Luciano, per amarlo e per salvarsene, ha dedicato un libro che si intitola Tutto d’un fiato, scritto nel 1974, due anni dopo quelle due ultime settimane di dolore, all’ospedale San Carlo, del novembre 1971. Parlando si commuove, si arrabbia, ride, invecchia e torna ragazzina.

“Al convegno di Livorno lui era seduto proprio di fronte a me. Parlava con qualcuno. Sentivo questa sua bellissima voce fonda, con l’accento toscano, e mi incantai. Andammo tutti insieme a mangiare e a un certo punto lui si mise a recitare una poesia di Spoon River e dicendola mi fissava. È cominciato tutto così, con quell’attimo di comunione incredibile. La mattina dopo siamo andati a fare il bagno, io e lui soli, era una bella mattina piena di vento e calda. continua a leggere

Apocalisse Pakistan, di Francesca Marino e Beniamino Natale

[Agli Stati Uniti Zia poteva non piacere per il suo filo arabismo e per il suo estremismo religioso ma certo era molto utile per il suo ruolo nella guerra afghana; per quanto riguarda l'Urss, Mikahil Gorbaciov aveva lanciato da poco la sua politica di riforme ed è difficile pensare che volesse metterla in pericolo per vendicarsi del generale uccidendo anche due alti funzionai americani (è però vero che la presenza di Raphael e Wasson su Pak One avrebbe potuto non essere nota agli esecutori dell'attentato fino all'ultimo momento, quando non era più possibile annullare l'operazione); Zia era un nemico dell'India quando tutti gli altri governanti pakistani e non si vede una ragione per la quale proprio lui avrebbe costituito un bersaglio; con Israele circondato da Paesi arabi ostili e pronti alla guerra è possibile ma non probabile che il Mossad abbia speso tempo e denaro per eliminare un avversario lontano e non immediatamente pericoloso come Zia; al contrario, la Guerra Santa dei mujaheddin afghani, dei quali il generale era il patrono, era molto gradita a Tel Aviv per le difficoltà che creava alla superpotenza protettrice dei palestinesi e dei loro alleati arabi, l'Urss. Rimane in piedi l'ipotesi di Hanif, quella del cosiddetto “lavoro interno” dell'esercito. A questa ipotesi hanno affermato di credere il figlio e la vedova di Zia, che le dinamiche interne dell'esercito pakistano le conoscono bene ma difficilmente possono essere considerati osservatori obiettivi. continua a leggere

I troppi libri, di Gabriel Zaid

[Nessun libro ne]cessita di un libretto di istruzioni elettronico per capire come leggerlo.

Il grande vantaggio di un testo elettronico è la velocità con cui si possono cercare le parole (o gli argomenti, se in precedenza sono stati catalogati – come quelli elencati nell’indice dei libri – e se vengono impostati in modo corretto e specifico). Ciò vale particolarmente per i CD e i DVD, che permettono ai lettori di visionare elenchi di parole e di argomenti sullo schermo prima di cercare i testi corrispondenti. Quando non ci sono elenchi disponibili, perché non sono stati creati o perché è difficile consultarli (per scaricare un dizionario da Internet possono occorrere delle ore), il vantaggio è notevolmente ridotto: in una ricerca alla cieca, il lettore deve indovinare quali parole genereranno risposte utili. Ma anche con l’aiuto degli elenchi, è impossibile scorrere dei testi elettronici come invece si può fare con un libro. continua a leggere

Urbi et orti, di Josep M. Vallès

Successione 6

Un’altra successione molto selvatica, ma facile da realizzare.

Specie: Pomodoro + spinacio + ravanello + sedano.

Epoca: Primavera-estate.

Procedura: Quest’associazione si basa sulla combinazione tra un filare di pomodori e uno di sedano, che sono due specie molto compatibili. Le piante di pomodori si separano di 50 cm e, tra esse, si trapianta un sedano. A ogni lato, a una distanza di 25 centimetri, piantiamo due filari di spinaci. Tra gli spinaci e le piante di pomodoro, seminiamo un ortaggio a ciclo molto corto, come il ravanello. continua a leggere

Raymond Carver. Una vita da scrittore, di Carol Sklenicka

[Da ragazzo, capitava spesso che Ray andasse a scuola al mattino, poi] portasse il pranzo a suo padre e si fermasse con lui per il resto del pomeriggio. I due formavano un fronte unito e silenzioso contro le asprezze della vita di tutti i giorni. Se la scuola indagava sulle assenze di Ray, il padre lo copriva. Erano entrambi dei solitari: uno era un alcolista a tutti gli effetti, l’altro stava cominciando a bere. La segheria offriva una compagnia di personaggi affascinanti per un ragazzo curioso e dotato di spirito di osservazione come Ray. Tillman Carver, cugino di C.R., aveva una mano paralizzata e per questo alcuni colleghi lo insultavano o gli affidavano lavori sporchi, ma a dispetto di questi svantaggi, era arrivato a essere capo manutentore delle macchine. Un’altra figura che attirava l’attenzione di Ray era un sordomuto, tale Robert Weddle, chiamato da tutti Dummy. Weddle portava nelle tasche dei rotoli di carta igienica perché tra i suoi incarichi c’era quello di rifornire i bagni; veniva spesso preso in giro dagli altri operai, a volte con autentica cattiveria, e trascorreva molto tempo alle vasche della segheria a bere birra e a pescare. Il racconto di Carver, Dummy è ispirato a Weddle. continua a leggere

Il denaro e le parole, di André Schiffrin

[Durante la guerra del Vietnam, che è stata am]piamente e onestamente raccontata, non credo che la carta stampata abbia perso lettori né la televisione spettatori.

Altra carenza, questa volta però non legata a pressioni politiche: l’incapacità della stampa, delle televisioni e delle radio di prevedere l’attuale crisi economica. Alcuni noti economisti segnalavano il pericolo imminente ma i giornalisti non li hanno ascoltati: l’ideologia di Milton Friedman – il mercato non può sbagliare – era legge sulla stampa come nelle università. Se sul “New York Times” o altrove ci fossero stati segnali di allerta, la politica del governo avrebbe forse potuto essere diversa, e in ogni caso i lettori avrebbero avuto la sensazione che i giornali potessero svolgere un ruolo critico indipendente su argomenti cruciali. A mio parere, anche un tale scacco ha fatto perdere molti lettori delusi. continua a leggere

Giallo Zafferano, di Luigi Schettini

Quando arrivammo in cima e gettammo lo sguardo in strada, ebbi il rimpianto di essere uscito da quella sala. Asia urlò e io, stranamente invaso da un senso di coraggio, trattenni Andreola che stava per perdere i sensi. Uno spettacolo raccapricciante si parava sotto i nostri occhi: Simone Ravagnani morto a terra in posizione prona, con un badile conficcato nella spina dorsale. Il viso era riverso e schiacciato a terra ed erano presenti diverse ferite profonde al collo e sul capo, che lasciavano intravedere il cervello. Sangue… sangue ovunque, a ettolitri. Sull’asfalto era sparsa, qua e la, una grande quantità di materia cerebrale che, ne ignoravo il perché, mi riportò alla mente le interiora del “mostro” che avevo schiacciato in camera mia. continua a leggere

Il quinto Vangelo, di Carlo Santi

Roma – ore 20.30.

Il ristorante era meno affollato del solito. Wolfang, praticamente irriconoscibile senza la sua pomposa divisa, sembrava un distinto signore che, all’avvicinarsi della sessantina, conservava un discreto fascino e un portamento fiero e austero. La scorta, obbligatoria per ogni uscita del capo assoluto, era numerosa e sapientemente disposta nei tavoli circostanti; uomini e donne intenti allegramente a cenare in compagnia in modo da non far capire chi e quanti fossero. La loro disposizione garantiva la tranquillità della cena e la conversazione che l’Ispettore Generale aveva con il suo ospite, Santini. La discussione riguardava il caso, ma sovente cambiavano discorso ricordando i vecchi tempi andati con le avventure di allora, o meglio an-cora, con le sventure di giovani scavezzacolli. Un tempo in cui Wolfang era una giovane Guardia Svizzera e Santini, seppur coetaneo, già Ufficiale pluridecorato dell’allora Corpo di Vigilanza, oggi Gendarmeria, in servizio estero in luoghi che mai aveva potuto svelare all’amico. Solo dopo essere diventato Ispettore Generale, Wolfang era venuto a conoscenza della vera iden-tità dell’amico. Si erano incontrati la prima volta nell’ottanta, quando fu proprio il giovane e coetaneo Santini a proporgli di entrare nel Corpo di Vigilanza dove, tra l’altro, fece una carriera veloce per via di alti [meriti.] continua a leggere

Seppellitemi dietro il battiscopa, di Pavel Sanaev

[La nonna cercava di ras]sicurare l’omeopata, per la seconda volta in preda a un accesso di tosse.

“Certo che mi hai fatto fare una bella figura”, mi disse quando fummo di nuovo in strada. “Adesso sarà convinto che io e tuo nonno stiamo tirando su un ladro”. “E il salmone?” “Qui c’è molto da rubare… Tu e la tua stupida mancanza di tatto! Certo che c’è molto da rubare: cinquanta rubli a visita, il farabutto! Però bisogna pensarci bene, prima di aprire la bocca”.

La nonna mi spiegava spesso quando parlare e che cosa dire. Mi aveva insegnato che la parola è d’argento e il silenzio d’oro; che esistono le bugie dette a fin di bene e che certe volte è meglio mentire; che occorre essere sempre cortesi anche quando non se ne ha voglia. Al principio della bugia pietosa la nonna si atteneva inderogabilmente. Se arrivava in ritardo diceva di aver sbagliato autobus o di aver trovato il controllore; se i conoscenti le chiedevano se il nonno fosse partito per qualche concerto, rispondeva che era andato a pesca, per evitare che pensassero che guadagnasse un sacco di soldi e che, invidiosi, gli gettassero il malocchio. Cortese, la nonna lo era sempre: “Tante belle cose, Zinaida Vasil’evna,” si accomiatava sorridendo da una conoscente. “Le auguro di conservarsi in buona salute. La salute è la cosa più importante, quando c’è quella c’è tutto! Mi saluti Vanecka. A che anno è iscritto?” continua a leggere